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POST TENEBRA LUX – REYGADAS? IL DIAVOLO PROBABILMENTE

La frase del titolo del film di Carlos Reygadas in concorso al festival di Cannes, Post Tenebra Lux (anche Post tenebras spero lucem) è tratta dal libro di Giobbe ed è diventata nel tempo un motto calvinista.

Il libro inizia con un racconto in prosa. Giobbe, servo di Dio, viveva ricco e felice. Dio permise a Satana di tentarlo per vedere se sarebbe rimasto fedele anche nella cattiva sorte. Colpito prima nei beni e poi nei figli, Giobbe accetta che Dio si riprenda quel che gli aveva dato. Ammalatosi di una malattia ripugnante e dolorosa, Giobbe rimane sottomesso e respinge la moglie che gli consiglia di maledire Dio. Il nucleo in poesia antico sostiene che Dio è troppo distante dall’uomo perché questi possa capirlo e giudicare il suo operato.

Questo spiega la misteriosa presenza nel film di un demone luminescente (il diavolo probabilmente) che visita la casa dei protagonisti.

La storia è semplice: il borghese Juan, sua moglie e due figli hanno lasciato la città per vivere in una campagna dalla natura selvaggia come solo il Messico può ospitare. È un mondo lontano dal loro, in cui serpeggia l’ostilità dei locali. Il vuoto esistenziale di Juan lo spinge ad una violenza patologica contro i suoi amati cani e alla ricerca sistematica del piacere sessuale (lo vediamo con la moglie in una sauna in un luogo non identificabile in cui si parla francese e si praticano giochi erotici hard e scopriamo che è internet porno addicted).

La tragedia arriva non troppo inaspettata. Loro sono ricchi, i nativi stanno a guardare, in un Paese che sappiamo al collasso, con il 40% della popolazione in condizioni di povertà.

Amiamo tutti i film di Reygadas (Japón, Batalla en el Cielo, Luz Silenciosa), il ritmo lento delle sue lunghe sequenze, la sua crudezza e tenerezza. Le sue storie ci sorprendono ed emozionano. Questo film è girato in 35 mm in Academy ratio di 1.375:1, e nelle scene in esterno sono state usate lenti che sfocano e deformano ai lati, dando una visione dioramatica. Sappiamo che il racconto è semi-autobiografico. La sequenza iniziale del sogno della bambina circondata da vacche e cani mentre il tramonto si trasforma in una notte nerissima non può essere scacciato facilmente dalla mente.