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BERLINALE 2015 NOTORIUS ACQUISISCE LINKLATER

di CAMILLO DE MARCO

Notorious Pictures, società attiva dal 2012 nell’acquisizione di diritti di opere cinematografiche (full rights) e nella commercializzazione degli stessi attraverso tutti i canali di distribuzione (cinema, home video, tv, new media), rende noto di aver acquisito 12 nuove opere cinematografiche al Festival di Berlino.

Si tratta del prossimo film della filmmaker spagnola Isabel Coixet This Man, This Woman, con un cast europeo d’eccezione: Penélope Cruz, Diane Kruger, Jude Law; il nuovo progetto di Richard Linklater, That’s What I’m Talking About, con Blake Jenner, Tyler Hoechlin, Wyatt Russell ; due film d’animazione di produzione tedesca, Manou the Swift di Christian Haas e Coconut The Little Dragon di Hubert Weiland e Nina Wels; ancora uno d’animazione, Albert, del danese Karsten Kiilerich; Let It Snow di Jessie Nelson con Diane Keaton, il remake horror fantascientifico The Blob del britannico Simon West; Reversal del messicano J.M. Cravioto, presentato con successo al Sundance; il thriller Shut In di Farren Blackburn con Naomi Watts; l’action Sleepless Night dello svizzero Baram Bo Odar con Jamie Foxx; The Statistical Probability of Love at First Sight diretto da Dustin Lance Black, lo sceneggiatore di Milk; Predestination dei fratelli australiani Michael e Peter Spierig, ispirato ad un racconto dello scrittore di fantascienza statunitense Robert Anson Heinlein.

“Siamo estremamente soddisfatti delle acquisizioni realizzate” – ha dichiarato Guglielmo Marchetti, amministratore delegato e fondatore di Notorious Pictures –  che ci consentono di chiudere la line-up 2015 e consolidare ampiamente quella del 2016 incrementando ulteriormente il potenziale della nostra library”

BERLINALE 2015 IL GESTO DELLE MANI NELLA FUCINA DELLE IDEE

di CAMILLO DE MARCO

Protagonista del documentario di Francesco Clerici è l’artista Velasco Vitali, intento nella realizzazione di una scultura nella Fonderia Artistica Battaglia, Pogliani e Frigerio

Il gesto delle mani (Hand Gestures), documentario del regista milanese trentenne Francesco Clerici, approda al 45° Forum, la sezione collaterale della Berlinale dedicata alla sperimentazione. Il film sarà ospitato in seguito dai festival di Pechino e Montevideo. Protagonista è l’artista Velasco Vitali, intento nella realizzazione di una scultura. Ma “star” del documentario è anche la location, la Fonderia Artistica Battaglia, Pogliani e Frigerio fondata a Milano nel 1913 e tuttora attiva, luogo storico prediletto da molti artisti che hanno frequentato i suoi laboratori.

Con approccio classico, studiatamente piano, il giovane cineasta, già autore di Storie di cemento su un ex istituto minorile milanese, segue per più di 70 minuti tutte le fasi della realizzazione di un cane accucciato in bronzo. Allo scultore Velasco Vitali, che osserva la sua creatura in cera rossa e interviene con scalpellini e altri strumenti, si avvicendano gli artigiani che porteranno a compimento l’opera: chi applica tubicini di plastica al modello, chi lo riveste di terra refrattaria, chi lo cuoce nei forni per giorni, chi cola il bronzo fuso e chi infine estrae la scultura dal guscio e la porta alla vita.

Unica concessione ad un montaggio lineare sono i flashback ricavati da immagini d’archivio in 16 millimetri che mostrano in bianco e nero come quei gesti fossero i medesimi cinquant’anni fa. Del resto le tecniche utilizzate oggi sono esattamente le stesse usate per i bronzi di Riace nel V secolo avanti Cristo.

Quello a cui assistiamo è un vero e proprio venire al mondo, nel rumore costante delle fornaci, un po’ come immagineremmo la fucina di Vulcano. Quello dello scultore è il gesto che più si avvicina a quello primordiale immaginata dall’Antico Testamento, in cui un dio-creatore plasma dalla terra gli esseri viventi. Ma l’arte non è solo slancio creativo, una intuizione del momento. Piuttosto è fare, programmare, affidarsi a gesti antichi e tecniche collaudate. Soprattutto è un lavoro non in solitaria. Gli anonimi artigiani partecipano all’esperienza artistica, a questo venire alla luce di un’idea di bellezza che si affaccia nel mondo. Del resto, come diceva Salvator Dalì, il meno che si possa chiedere ad una scultura è che stia ferma.

BERLINALE 2015 CLORO, LA CONFERMA DI UN TALENTO

di CAMILLO DE MARCO

Dopo la performance in Salvo di Fabio Grassadonia ed Antonio Piazza (premio della critica a Cannes), in cui vestiva gli scomodi panni di una ragazza cieca in balia di un killer di mafia, Sara Serraiocco è protagonista di Cloro, opera prima di Lamberto Sanfelice. Unico film italiano in concorso al Sundance Film Festival, Cloro è stato selezionato anche al 65° Festival Internazionale di Berlino nella sezione Generation. Stavolta la giovane attrice interpreta una nuotatrice professionista di nuoto sincronizzato. 

Cresciuta di fronte al mare, sul litorale romano, Jenny si ritrova ora catapultata in una vecchia baita di montagna in un piccolo paese nel cuore degli Appenini, a badare al fratellino di nove anni (Anatol Sassi) e al padre (Andrea Vergoni) che soffre di depressione, convinto di essere responsabile per la morte della moglie. Una depressione che gli ha fatto perdere il lavoro e la casa.  Grazie all’aiuto dello zio (Giorgio Colangeli),  la famiglia trova ospitalità nella baita accanto a un hotel, dove Jenny ha iniziato a lavorare come cameriera.

Jenny vorrebbe tanto scrollarsi di dosso quell’incubo e tornare ai suoi allenamenti con l’amica Flavia, con cui dovrebbe esibirsi in coppia nella nazionale juniores di sincro. Con la complicità del custode (Ivan Franek), la piscina dell’albergo diventa il luogo segreto dei suoi allenamenti notturni. .

E’ evidente fin dall’inizio come il regista, due cortometraggi alla New York University al suo attivo, si sia innamorato dell’idea estetica del nuoto sincronizzato: il rapporto ancestrale tra corpo e acqua, i riflessi di luce iridati delle piscine, la simultaneità dei gesti. E quella presenza estranea e selvatica del custode che ci rimanda alla celebre scena della piscina nel Bacio della pantera di Jacques Tourneur. Lamberto Sanfelice fotografa tutto questo con raffinatezza e abilità, indugia nella rappresentazione degli elementi materiali che rimandano a valori simbolici: il ghiaccio che si scioglie, i paesaggi innevati, i rumori intradiegetici degli oggetti in campo. Ma non perde di vista i suoi personaggi e non dimentica che la narrazione per immagini è il modo attraverso cui è possibile comprendere la realtà e le sue manifestazioni. Dunque costruisce lentamente una figura di giovane donna tenace e risoluta. La cui liason con il custode la aiuterà a liberarsi del fardello dell’adolescenza e affrontare il mondo.

Per la sua interpretazione in Salvo l’attrice di Pescara ha ricevuto un Globo d’oro della stampa estera come migliore attrice del 2014 ed il Premio Biraghi (assegnato dalla stampa cinematografica italiana) come talento del cinema italiano giovane. Cloro conferma un indubbio talento e ne fa intravedere uno nuovo.